Vincenzo Cecchini,

l’ho conosciuto a Milano: è una persona esile con un paio di occhiali grandi che incorniciano occhi curiosi e scrutatori ma discreti che sembrano registrare tutto ciò che vedono.

Giorgio T. Costantino
La polvere del colore, 2016, grafite, pigmenti e acetato su tela, cm. 100x100
La polvere del colore, 2016, grafite, pigmenti e acetato su tela, cm. 100x100
Omaggio a Morandi n.42, 2017, pigmenti, grafite e acetato su tela cm. 100x100
Omaggio a Morandi n.42, 2017, pigmenti, grafite e acetato su tela cm. 100x100
Scorci bizantini n.15, 2008, pigmenti su tela, cm. 70x60
Scorci bizantini n.15, 2008, pigmenti su tela, cm. 70x60
Omaggio a Morandi n.38, 2015, pigmenti, grafite e acetato su tela cm. 80x70
Omaggio a Morandi n.38, 2015, pigmenti, grafite e acetato su tela cm. 80x70
La polvere del colore n.4, 2015, pigmenti, grafite e acetato su tela cm. 100x100
La polvere del colore n.4, 2015, pigmenti, grafite e acetato su tela cm. 100x100
Trittico, 2015, pigmenti, grafite e acetato su tela, cm. 50x60
Trittico, 2015, pigmenti, grafite e acetato su tela, cm. 50x60
rivelazioni delle superfici - Paolo Maso
Vincenzo Cecchini è nato a Cattolica il 3 Ottobre del 1934, dove vive e lavora.
Al suo esordio di pittore al Premio Scipione di Macerata nel 1955, Cecchini propone una superficie bianca su cui ha tracciato un segno orizzontale e uno verticale a dividere la tela in quattro parti.
Si tratta di un semplice gesto, ponderato eppur sempre gesto, paragonabile, come spesso lo stesso artista ha fatto, a colpi di biliardo.
Sul finire degli anni Cinquanta partecipa all’attività della Galleria Numero di Firenze, dove
espone nella collettiva 40 astratti e poi nella personale del 1960.
In quel periodo continua ad intervenire con segni minimi su superfici monocrome: gli Schemi.
All’inizio degli anni Sessanta si trasferisce a Milano dove al Giamaica incontra gli artisti e scrittori dell’avanguardia milanese tra i quali Nanni Valentini e Paolo Scheggi di cui diventa amico.
Successivamente rientra a Roma dove condivide frequentazioni e opinioni di lavoro con C.G. Morales, P. Cotani, Tolve, Puglielli.
Dalla metà del decennio seguente sperimenta invece l’intervento su pannelli di plastica che incide e che poi sottopone ad una elevata temperatura: sono le Dilatazioni in cui l’apparente rigore del taglio è in realtà esposto alla variabile della mano e all’irregolarità
del calore. Nel 1967 espone insieme a Morales e Vema nella collettiva Cinque pittori di Roma alla Galleria Qui Arte Contemporanea. E nel 1972 espone alla Galleria Primo Piano con Cotani e Morales. L’alternarsi periodico di vicinanza e lontananza da fasi legate alla pittura e altre fasi che accolgono diversi supporti e strumenti, rimarrà una costante nell’opera di Cecchini.
All’inizio degli anni Settanta prevale l’interesse per la tecnica fotografica applicata alla pittura: l’ingrandimento di una linea o di un pigmento, l’utilizzo dell’immagine del materiale pittorico ottenuto con mezzi meccanici in cui non ci sia più traccia dell’eventuale
gesto iniziale. Nel 1972 espone nella mostra Rassegna della giovane pittura italiana di
Genazzano e a Roma alla Galleria Primo Piano con Cotani e Morales, dove espone i nuovi lavori. Giorgio Cortenova lo invita a Ferrara per la mostra Un futuro possibile — nuova
pittura al Palazzo dei Diamanti (1973), dove Cecchini espone un lavoro a grafite che rimanda al fotogramma. Questa commistione di linguaggi: una pittura stravolta dalla fotografia o una fotografia rielaborata in pittura.
Una ciclicità potenzialmente infinita (ma spesso limitata a tre sole fasi), lo fanno includere nel gruppo della “Pittura Analitica”.
A metà decennio l’artista è pienamente tangente a quella situazione e partecipa a prestigiose collettive quali: Concerning Painting. .. (mostra itinerante nei Musei olandesi di Venlo, Utrecht Schiedam tra il 1975-76); Bilder ohne Bilder (a cura di Kaus Honnef al Kunstmuseum di Bonn, 1977-78) e alla mostra Aphoto organizzata da Roberto Peccolo nel 1977 presso lo Studio Marconi, Milano, alla quale partecipano Agnetti, Paolini, Lucio Pozzi, Bruno Di Bello, insieme ad altri pittori che utilizzano anche il mezzo fotografico. Nel 1981 è invitato alla mostra Linee della ricerca artistica in Italia tenutasi al Palazzo delle
Esposizioni di Roma.
Dal 1977 avendo ricevuto l’incarico di insegnamento presso l’Istituto del Mosaico di Ravenna, lascia l’insegnamento al Liceo artistico di Latina e torna a vivere a Cattolica, sua
città natale dove continua la sua ricerca artistica dedicata alla pittura e inizia a scrivere poesie in dialetto romagnolo.
In questi recenti anni, ancora una volta pittura e fotografia trovano relazione e si amalgamano nelle ultime opere della serie Polvere del colore oppure Fototracce fino a recentissimi quadri Omaggio a Giorgio Morandi.

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